La prima volta
______________________________________________________ Inviato il 28/9/04 ___

Dall'anno duemila anche nella provincia di Perugia abbiamo la caccia di selezione.
Fatti i primi corsi, allestiti i distretti, censiti i caprioli, non rimane che attendere che l'ufficio della gestione faunistica, comunichi l'assegnazione del capo o dei capi da abbattere.
Finalmente arriva l'attesa notizia. In base ai punteggi e alle graduatorie, mi è stata assegnata una femmina. Avrei preferito un maschio per fare il mio primo trofeo, ma va bene lo stesso. Alla fine di settembre, faccio il sopralluogo del settore assegnatomi, accompagnato dall'amico Peppe B., esperto selecontrollore e conduttore di Ado uno splendido segugio annoveriano. Conoscendo la mia inesperienza in materia, mi fa notare i segni di presenza del piccolo cervide, dilungandosi in spiegazioni su ogni particolare, consigliandomi su dove e come fare l'appostamento. C'è un campetto di erba fresca che confina da un lato con una pineta e nella parte opposta con un ginestreto scosceso ed è qui che preparo l'appostamento. Il primo mercoledì d'ottobre è la mia prima uscita. Arrivo con un buon anticipo e passando da dove la mia presenza non può essere avvertita, mi apposto provando la posizione di sparo, sbinocolo continuamente i margini della pineta. È quasi sera quando una testa di capriolo sbuca da quei cespugli, l'emozione è altissima. Sono in due, è una femmina accompagnata da un giovane maschio che entra deciso nel campo e comincia a mangiare, mentre lei si blocca impietrita puntando verso di me, muove le orecchie attenta. Non può aver avvertito la mia presenza, credo che ci sia qualcosa alle mie spalle sulla collina che la disturba. È un attimo ed è già scomparsa nel folto seguita dal suo accompagnatore. Il sabato successivo ritorno sul posto e ripreso l'appostamento, ricontrollo con il telemetro le distanze preparandomi sulle due o tre possibilità di sparo. Si fa sera e debbo rinunciare. Probabilmente i due caprioli inseguiti da qualche segugio avranno scelto per oggi altre zone. Le nostre fatiche nel fare i censimenti, le ingenti spese per le attrezzature, la mole di lavoro dell'ufficio di programmazione faunistica che raccolti i dati dei censimenti programma gli abbattimenti per il controllo della specie, rischia di essere reso vano dalle normative, che costringono la caccia di selezione negli stessi periodi delle altre forme di caccia, quando è addirittura aperta la caccia al cinghiale. Gli amici cacciatori delle regioni autonome alpine la cui cultura ed etica venatoria è da tutti riconosciuta, hanno periodi di certo più consoni, ma in Italia purtroppo la legge non è uguale per tutti. Assorto in questi tristi pensieri il mercoledì successivo ritorno nell'appostamento che ormai mi è famigliare. Sbinocolo di continuo soprattutto nella zona dove li avevo visti uscire, ma niente. È l'imbrunire, a quest'ora l'altra volta erano già usciti. Tolgo gli occhi dal binocolo e vedo i due caprioli che venuti da chissà dove, sono già lì nel campo che mangiano, a 160 metri dall'appostamento.
Le coronarie hanno un duro colpo. Mi abbasso verso la carabina che era già pronta sopra l'appoggio. Il reticolo del mio Swarovski 6x42 sobbalza e trema. È il battito cardiaco che mi impedisce di prendere bene la mira. Al poligono di Magione era tutto più facile. Aspetto qualche minuto, una leggera pressione sul grilletto e il rinculo mi scuote, non trovo più il capriolo nell'ottica. Il giovane maschio che fuggirà poi alla mia vista, non ha capito cosa è successo ed è rimasto impietrito a guardare la femmina che abbattuta dall'esuberanza della mia 30.06, (caricata con palla Nosler ballistic tip150gr, 52gr. tubal 5000 Vectan), è rimasta lì con le gambe tese, paralizzata.

È il mio primo capriolo, un rametto di pino é il suo ultimo pasto.

Paolo Cenci