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Un daino al posto di un muflone
______________________________________________________ Inviato il 10/12/06 ___ Il ricordo dell’ariete, e del suo magnifico trofeo, che vidi per un attimo lo scorso anno, illuminato dai fari del fuoristrada, mentre andavo verso l’altana, ha iniziato a rifarsi vivo il 23 di agosto. Data in cui ho concluso la caccia estiva al capriolo abbattendo il piccolo che mi era stato assegnato. Poi è arrivato settembre con la settimana di ferie trascorse in Alto Adige, e il proprietario dell’agriturismo in Val d’Ultimo, dove eravamo ospiti io e mia moglie, raccontandomi che i cervi venivano a mangiargli le verdure nell’orto non fa altro che far crescere la voglia di riprendere la carabina. Adesso che siamo ad ottobre, alla vigilia della prima uscita spero di essere fortunato e di riuscire ad incrociare di nuovo quel muflone o un daino. La prima mattina di caccia, faccio lo stesso percorso dello scorso anno, ma questa volta senza vedere nessun animale. E’ ancora buio quando raggiungo il capanno, la notte è splendida, con il cielo pieno di stelle che annuncia un’altra giornata di sole, come lo sono state quasi tutte quelle di questo strano inizio autunno, caldo quasi come un’estate. Sono appostato sul bordo del bosco è ho di fronte a me lo spiazzo erboso dove spero di veder uscire gli animali. Con me ho la carabina ad otturatore in 270 Winchester caricata con le Silvertip da 130 grani. Non mi sono fidato a portare il basculante in 6,5X67R acquistato di recente, dato che non ho avuto nemmeno il tempo di provarlo in poligono. Quando le prime luci iniziano ad illuminare il bosco, mi metto la carabina sulle ginocchia per essere pronto ad usarla, ma nessun animale esce dal bosco. Dopo un po’ noto un movimento tra gli alberi sulla mia destra, con il binocolo riesco a distinguere la sagoma di un muflone, non è quello dello scorso anno ma è comunque un buon maschio con la classica sella bianca sui fianchi. E’ solo e sta salendo verso di me, prendo la carabina e mi preparo, ma gli alberi molto fitti non mi consentono il tiro. Spero che l’animale si fermi nello spazio tra due piante in modo da poter sparare. Invece, così come era arrivato l’ariete cambia improvvisamente direzione sparendo dalla mia vista. Imprecando per la sfortuna, attendo un’altra ora sull’altana, prima di decidermi a scendere e provare con la cerca. So già che sarà molto difficile. Come mi è successo spesso, magari riuscirò a vedere qualche animale, ma sempre da dietro con poche possibilità di tentare il tiro. Anche questa volta decido di salire verso i Prati Alti, dove ho preso il daino due anni fa. Mentre salgo sembra incredibilmente ripetersi la situazione di allora. Infatti, dopo una decina di minuti sento il bramito di due maschi e il rumore che fanno i loro palchi scontrandosi. Decido di fermarmi, appostandomi dietro un masso, ci sistemo sopra lo zaino per poter appoggiare la carabina. Dopo qualche minuto vedo quattro femmine che scendono verso di me, lascio il binocolo e le guardo direttamente con l’ottica della carabina, venti metri dietro di loro c’è un balestrone. Gli animali sono molto vicini, ma non si sono accorti di me. Avrei la possibilità di tirare al maschio, ma decido di non farlo sperando che l’altro maschio, che ancora bramisce più in alto si decida a scendere, in modo che lo possa vedere. Mentre il primo gruppetto si allontana vedo i rami bassi di un arbusto muoversi sotto le cornate del daino, stringo la carabina sperando di poterlo inquadrare nell’ottica, ma l’attesa è vana, lo sento spostarsi nel bosco senza uscire allo scoperto. Dopo una mezzora circa decido di muovermi, nella direzione seguita dall’animale, incamminandomi per un sentiero a mezza costa, e appena dietro la prima curva vado quasi a sbattere su un palancone che si era accucciato in mezzo alla stradella. Lo vedo alzarsi e schizzare vero il basso tra gli alberi, lasciandomi lì, di sasso, come il più sprovveduto dei principianti. Maledico la mia fretta e, preso dallo sconforto, decido di rientrare. Anche perché, sono stanco morto e l’orologio segna le undici. Per l’uscita serale mi apposto su un’altra altana, che domina il fianco di un canalone con un’ampia radura sassosa dove spesso ho visto i mufloni. Le mie speranze diminuiscono con l’avanzare della sera, e quando ormai non ci speravo più, vedo una sagoma scura muoversi alla base del costone che ho di fronte. Fortunatamente il contrasto con il colore chiaro delle pietre lo rende meglio visibile. Intuisco che è troppo alto e grosso per essere un muflone. Il binocolo chiarisce il dubbio, è un daino dal mantello melanico. La distanza non è molta, in linea d’aria saranno 120 metri, ma io sono sulla costa opposta del canalone e l’animale è tranquillo. Controllo il trofeo, non è niente di eccezionale, un palancone scarso. Però è il primo melanico a cui ho la possibilità di tirare e quindi decido di provare. Appoggio la carabina sullo zaino, armo lo stecher e, dopo aver messo la croce dell’ottica dietro la spalla dell’animale, sparo. Il daino compie un giro su se stesso e crolla. Attendo qualche minuto e quindi scendo dall’altana, anche perché non potendo scendere nel torrente e risalire dall’altra parte, dovrò fare un discreto giro per poter arrivare nel punto in cui si trova il daino. Quando arrivo sull’animale noto che il trofeo, in effetti, non è granchè, ma è molto strano, la cima delle pale è, infatti, ripiegata verso l’interno. Si tratta comunque di un bell’animale (al peso sarà 92 kg), molto scuro. Scattiamo un paio di foto e poi tiriamo l’animale verso la macchina. Anche stavolta non è andata poi male, e solo adesso mi torna in mente che ero venuto per il muflone visto lo scorso anno. Chissà dove sarà finito? E comunque ci riproverò a gennaio. Massimo Ballocci
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