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La Caccia e il Matrimonio
______________________________________________________ Inviato il 20/10/04 ___ Questo e' il racconto della mia ultima uscita di caccia da scapolo. La caccia sarà un grosso problema per noi. Mia madre dice che con il tuo cane hai un rapporto morboso, anormale, che potrà essere un serio ostacolo alla nostra vita di coppia . quando non è di buon umore sento queste frasi. Ammetto che la caccia è venuta prima di me. Con il lavoro che fai uno svago ti è indispensabile. Zagor non è un cane, è uno di famiglia queste invece sono quelle che fortunatamente le sento dire più spesso, perché Angela è quasi sempre radiosa e sorridente. Questa volta però devo proprio riconoscere di averla fatta grossa. Certo che non mentono. Non lo fanno mai. Noi ci sposiamo sabato 18 settembre. Quest'anno ho nel mio piano di abbattimento un maschio giovane di classe I. Ricordo come durante la mia prima stagione di caccia questo capo mi avesse fatto diventare veramente matto. I caprioli giovani sono animali elusivi, guardinghi, escono sempre tardi e stanno nei campi veramente poco. Certo che adesso con l'esperienza fatta nelle precedenti stagioni affronto l'impegno con maggiori possibilità di quella prima annata in cui, dopo ben undici uscite senza veder neppure l'ombra di un classe I, mi ero veramente demoralizzato. Sarò anche più esperto di qualche anno fa, ma il maschio giovane, in questo periodo dell'anno, come preda è comunque abbastanza impegnativa. Ma eccoci al dunque. Mercoledì sera avevo raggiunto il livello di guardia: la scelta di un gilet quasi metallizzato stile domopack da indossare sotto l'abito durante la cerimonia (sapientemente pilotata dal negoziante e da un'amica che Angela mi aveva piazzato alle costole per l'occasione), mi aveva dato il colpo di grazia. Non ci ho pensato oltre. Giovedì mattina alle 04.15 ero in macchina e mi dirigevo allegro alla bacheca per annotare l'uscita. Splendida giornata. Dio esiste. Nel pomeriggio sono uscito ancora. La discesa era dolce ed il campo di erba medica degradava lievemente da sotto il viottolo sino al limitare del bosco ceduo che riempie il grande fosso. La mia vecchia suzuki sa il fatto suo. Fatto un discreto giro a piedi, tenendo sempre ben presente la direzione del vento, torno sui miei passi ed individuo il punto migliore per tener d'occhio la parte più bassa del campo. Mi accomodo sotto una grande quercia che vive da sempre nel bel mezzo di un campo, che a settembre viene arato fin sul tronco tanto da non lasciargli neppure un filo d'erba intorno. Fa tenerezza. La terra è smossa, già secca e molto friabile. Il frangizolle ha lavorato di fino. Sono in un punto quasi pianeggiante di circa un metro e mezzo di larghezza e poi, sotto di me, la discesa prosegue sino al limite del campo con i suoi paletti che sembra si tengano per mano l'un l'altro, uniti da tre righe di filo spinato. Sotto c'è lo stradello di servizio con la siepe. Sotto alla siepe il campo. La distanza dal bordo più basso è di 107 mt. Quella dal bordo più lontano di 249 mt. Oggi è giovedì, sabato mi sposo, domenica mattina non posso rinunciare all'apertura alla stanziale con il fedele Zagor e poi c'è il viaggio di nozze e come se tutto ciò non fosse sufficiente, il capriolo al 30 di settembre chiude. Comincio ad essere inquieto perché mi seccherebbe non riuscire a completare il mio piano di abbattimento già dal primo capo estivo. Facendo queste riflessioni predispongo tutto accuratamente, provando posizioni di tiro ed orientando il lungo, già pronto per ogni eventualità. La serata si preannuncia splendida. Non c'è anima viva nei dintorni e dalla mia posizione vedo una vallata intera quasi tutta senza case, strade, stalle o altro. Soltanto qualche rudere sparso qua e là a testimoniare una densità abitativa ormai perduta per queste zone di montagna. I miei pensieri si accalcano l'uno sull'altro in un ambiente - il mio cervello - permeato di preoccupazioni: il matrimonio imminente (che per uno scapolo ormai incallito come il sottoscritto non è cosa da poco) e l'infido timore che sempre mi si insinua nella mente quando, non avendo ancora fatto il capo previsto, comincio a contare le giornate di caccia che rimangono prima della chiusura, temendo di non riuscire a completare correttamente il mio piano. Capisco ora il perché del disagio che avvertito nel pomeriggio e che mi ha spinto ad uscire ancora nel pomeriggio. Nel frattempo non mi accorgo del tempo che passa. Il capriolo doveva già essere fuori da un po'. E' laggiù nell'angolo in basso a sinistra, quasi nascosto alla mia vista dalla siepe che sta sotto di me. Lo cerco con il binocolo e vedo che è girato verso il basso e sta brucando mostrandomi il sedere. Non è femmina. Bene. Mi avvicino al lungo e fatico non poco ad inquadrarlo. E' fermo, immobile. Pur non avendomi visto, c'è qualcosa che lo infastidisce, forse un altro maschio nelle vicinanze. Soltanto ora si gira e riesco a vedere che è proprio un maschietto giovane, con un palchetto così misero che mi viene il dubbio si tratti di un classe 0. La mia carabina è un metro più a destra e soltanto ora mi accorgo di non essere in grado di sparare. In appoggio sul bipiede, anche con lo zaino sotto, traguardo l'animale appena sopra il filo della siepe. Se sparo la palla verrà sicuramente deviata dai fitti rovi sulla cui sommità intravedo la schiena del capriolo. Considero brevemente i seguenti fattori: angolo di sito (sto per sparare in forte pendenza), distanza (107 mt.), orario (ormai si sta facendo scuro e stento a vedere attraverso il reticolo), assenza di vento. Decido in fretta che è indispensabile spostarsi. Salire fin dietro alla vecchia quercia mi è impossibile perché sono completamente allo scoperto e la forte pendenza di terra friabile non mi consente che di starmene buono nella striscia di un metro e mezzo di larghezza in cui mi sono sistemato sin dall'inizio. L'unica soluzione è avanzare un poco, nella direzione in cui la striscia di terrapieno si restringe, e cercare un appoggio ben sapendo che sarò sacrificato con le gambe, non potendo sdraiarmi completamente. Lentissimamente avanzo trascinando zaino e carabina sino ad arrivare in un punto in cui lo spiazzo sarà sì e no mezzo metro. Mi sdraio in avanti e cerco di orientare la mia Mauser M94 cal. 30.06 in basso a sinistra dove ancora vedo il giovane maschio. Questa volta nell'ottica vedo il filo spinato. Maledizione. Sono certo di essere riuscito ad eliminare il problema siepe (che un poco mi è servita di copertura per potermi spostare), ed ecco che sulla traiettoria della mia palla si presenta questo nuovo ostacolo. Anche adesso un rapido calcolo. Miro proprio alla base del collo così da passare sotto al primo dei fili del recinto e la pendenza farà il resto. Armo lo stecher e senza fare ulteriori ragionamenti tiro il grilletto. Come mi accadeva sui primi animali tirati da neofita, subito dopo lo sparo non riesco a vedere nulla attraverso lo Zeiss 6 x 42 che, insieme alle KS da 130 grains RWS completa la mia arma. C'e' oramai poca luce, l'erba medica è alta e soltanto ora, guardando attraverso il binocolo, vedo distintamente le zampe posteriori dell'animale rivolte al cielo, esattamente nel punto ove avevo sparato. Due fronde della vecchia quercia vengono con me giù in fondo al campo per iniziare il recupero di un perfetto capo di selezione colpito nel collo e caduto all'impatto. Dopo una mezz'oretta quando, sporco di terra, sangue e sudore metto il sacco nella suzuki, è ormai buio e sono le 20.30. Accendo il telefono portatile che squilla immediatamente senza neppure mostrare il solito messaggio iniziale d'accensione. Non ce la posso fare. Mi guardo gli stivali pieni di terra, i calzoni con quel sette sulla coscia che mi sorride e si complimenta per il bel tiro in condizioni difficili, le mani sporche di sangue e
mi viene da ridere. Angela è un angelo, mi capirà. Tanto lo sa che sono fatto così. Dopo, al posto del ricevimento, abbiamo organizzato una festa in barca. Di: Carlo Piccoli
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