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Il palancone
______________________________________________________ Inviato il 2/7/04 ___ Questo è il racconto di
una sfida quasi personale, con un daino, durata due anni. Il confronto
ebbe inizio quando degli amici mi dissero che i campi abbandonati, vicino
al loro appostamento per la caccia ai tordi, erano frequentati da un
gruppetto di daini, tra i quali c'era un maschio con un grande trofeo.
Io negli anni precedenti, pur cacciando in quel distretto, mi ero dedicato
ai mufloni, che abitavano le zone più alte, che erano meno appetite
dai cacciatori, in quanto più difficili da raggiungere. Ma anche
perchè vedere il sole sorgere ed illuminare il bosco di querce
e castagni sulla sommità del crinale dei monti che in Toscana
dividono il Valdarno dal Chianti, mi dava emozioni che solo chi ama
la natura da cacciatore può comprendere. Cominciai quindi con
gli appostamenti in periodo di caccia chiusa, per avere la conferma
di quanto mi avevano detto, vidi diversi animali nelle varie uscite
che feci, ma nessun maschio adulto. Comunque ormai avevo deciso e quindi
scelsi quella zona per la stagione di caccia. Il primo anno, vidi di
tutto, fusoni e femmine di daino, ma soprattutto cinghiali. Non dimenticherò
mai la famigliola composta da due scrofe ognua delle quali con undici
piccoli, che una sera passarono sotto il mio appostamento in perfetta
fila indiana, del palancone però, nessuna traccia. Pensai che
forse era stato abbattuto da qualche altro cacciatore o che forse si
era definitivamente spostato. Invece nell'autunno successivo ricevetti
una telefonata dagli stessi amici, la mattina precedente mentre si recavano
al loro capanno il palancone si era messo a fissarli da un altura che
sovrastava il campo. Loro erano sicuri, si trattava dello stesso animale.
Neanche a dirlo io all'apertura invernale di gennaio ero appostato ai
bordi del solito campo. La prima mattina, un tempo da lupi , nuvole
basse, pioggia e vento che entravano dentro al capanno, mi costrinsero
alla resa. Alla seconda uscita, due fusoni, di cui uno molto bello,
dal mantello melanico, uscirono a pascolare e vi rimasero per un buon
quarto d'ora. Avrei avuto mille occasioni per sparare, ma mi limitai
ad osservarli con il binocolo, io non volevo "un" daino, ma
"quel" daino. Il fine settimana successivo di nuovo brutto
tempo, niente pioggia, ma il vento spingeva folate di nebbia densa che
limitava la visibità a non più di cinquanta metri. Era
uno degli ultimi giorni, pensai di aver perso anche questa volta e che
forse avrei dovuto tirare al fusone. All'improvviso, in uno dei momenti
in cui la nebbia si diradava, su una delle terrazze che formavano il
bordo tra campo e bosco, intravidi un movimento tra gli arbusti che
ormai avevano sopraffatto gli olivi, cercai di vedere meglio con il
binocolo, vidi solo il trofeo, era un palancone. L'animale era coperto,
ma era a non più di trenta metri. Afferrai la carabina, non c'era
tempo per continuare con il binocolo, se si fosse scoperto, la nebbia
non mi avrebbe concesso molto tempo. Passarono dei momenti che nella
realtà fuono minuti ma che a me parvero ore, in cui cercai di
inquadrare l'animale senza riuscirci. Poi lo vidi in un punto più
pulito, stava cercando di far cadere delle foglie da un vecchio olivo
alzandosi sulle zampe posteriori e colpendo i rami con il trofeo. Era
davvero un bell' animale, aspettai uno dei momenti in cui si fermava
a mangiare le foglie cadute, il colpo del 270 Winchester partì
pulito ed il daino sparì dalla mia vista. In questi casi si dice
che bisogna aspettare il tempo di una sigaretta, io non fumo, ma comunque
non sarei riuscito ad aspettare più dei due minuti che aspettai.
Raggiunsi il punto dove doveva trovarsi l'animale, e lo vidi pochi metri
più in là, era davvero un esemplare molto bello ( quando
lo pesammo risultò ben 116 kg ), caricarlo sulla mia panda 4x4
fu un'impresa. Naturalmente prima di tornare a casa telefonai ai miei
amici, quando arrivai a casa loro erano già in strada ad aspettarmi
per i complimenti.
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